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Recensioni

Presentazione delle opere di Arnaldo Turricchia a Vicenza Numismatica 2012

da parte del prof. Leonardo Mezzaroba

(29 settembre 2012)

 

Arnaldo Turricchia, Il granducato di Toscana attraverso le medaglie.

Dalla restaurazione all’Unità d’Italia, Roma 2012.

 

Un anno fa l’accademico Arnaldo Turricchia ci stupiva presentando contemporaneamente otto opere; tra queste, tre tese a illustrare le medaglie del Granducato di Toscana, esaminato nel periodo il 1765 e il 1807 (Le medaglie di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana (1765-1790)¸ Le medaglie di Ferdinando III Granduca di Toscana (primo periodo: 1791-1801)e Medaglie del Regno d’Etruria (1801-1807)). In questo modo l’intero panorama della produzione medaglistica italiana intercorsa tra la fine del Settecento e la proclamazione dell’unità della nostra penisola poteva dirsi praticamente concluso; non dimentichiamo infatti che i vuoti lasciati nell’ambito degli studi sulle medaglie dei diversi stati italiani del periodo erano stati progressivamente colmati dallo stesso Turricchia con la pubblicazione, nel 2003, di due grandi opere sulle medaglie del Regno di Sardegna (in due volumi) e del Regno Lombardo-Veneto (in tre volumi), cui si era andata ad aggiungere, nel 2006, la monumentale ricostruzione de Il ventennio napoleonico in Italia attraverso le medaglie (quattro volumi per quasi 2000 pagine con 1200 medaglie).

Certo, alla conclusione mancava ancora un capitolo, quello della storia del Granducato di Toscana, dalla restaurazione del 1814 all’annessione al neonato Regno d’Italia, nel 1861; alcuni problemi di revisione e stampa avevano impedito a Turricchia di portarlo per tempo a Vicenza. Vedendo ora l’opera, completa e fruibile, restiamo veramente sorpresi: si tratta di un testo estremamente ampio, ricco e complesso, certo non liquidabile come semplice conclusione degli studi sulle medaglie del Granducato ma come parte assolutamente portante. Bastano alcuni numeri a dimostralo: nelle 780 pagine da cui sono composti i due volumi, vengono presentate 475 medaglie (tanto per capirci, le tre opere precedenti, insieme, proponevano 87 medaglie). Si tratta di un numero davvero ragguardevole: a comporlo sono medaglie di vario tipo, riportabili, secondo l’autore, a 14 categorie; molto istruttive per comprendere la ricchezza e la molteplicità dell’oggetto medaglia: al merito, al valore civile, al valore di marina, al valore militare, di anzianità, di benemerenza, commemorative, devozionali, di fedeltà, gettoni di presenza, insegna, premio, ordine cavalleresco e satiriche.

In pratica la totalità delle medaglie (il 96,3 %, puntualizza l’autore) è riprodotta con immagini a colori; fanno eccezione 46 medaglie, elencate in una delle tre appendici dell’opera, di cui lo studioso ha ritrovato sicura testimonianza ma non è riuscito a reperire degli esemplari. Le altre due appendici sono riservate rispettivamente a due medaglie ritrovate quando l’opera era in corso di stampa e a 14 medaglie relative al Ducato di Lucca dal 1817 fino al 1847, quando esso fu unito al Granducato di Toscana.

Per quanto riguarda l’impianto generale, l’opera rimane assolutamente coerente con i canoni ben sperimentati da Turricchia negli studi precedenti; tutto è impostato all’insegna del massimo rigore: dalla logica che guida alla composizione del titolo di ogni medaglia, alla descrizione, alla trascrizione delle legende in cui vengono riportati puntualmente tutti i segni diacritici e i singoli elementi decorativi, alle collezioni in cui è presente un esemplare della medaglia, sino alla bibliografia. Sono ben 119 le pagine introduttive dedicate alla precisa descrizione dei criteri che hanno guidato l’autore nella compilazione delle schede, al quadro storico del Granducato, a un ricchissimo apparato di indici (per soggetto, autori, personaggi e città), di concordanze, di elencazione delle legende (divise a seconda della loro dislocazione, nel giro, nel campo, in esergo, nel dritto e nel rovescio della medaglia), alla bibliografia, all’indicazione degli archivi visitati, all’elencazione dei periodici consultati, alla biografia degli artisti e via dicendo.

Molto interessante poi una sezione dedicata alla riproduzione e all’analisi dei ritratti dei due regnanti, assoluti protagonisti delle medaglie: se per Ferdinando III le tipologie di ritratto individuate sono “solo” (si fa per dire) 7, per Leopoldo II invece (presente con un suo ritratto in 243 medaglie) si arriva a 23 tipologie, che coprono l’arco di trent’anni e, nella successione delle immagini, rivelano, come in un film, il graduale invecchiare del Granduca.

Ciò che però costituisce il punto di forza del lavoro del Turricchia è la massa di notizie che accompagnano la trattazione delle singole medaglie.

Turricchia distingue tra note numismatiche e storiche (queste ultime proposte in corsivo).

Le prime sono, ovviamente le più significative e le più importanti. A una osservazione, anche superficiale, appare evidente che, in quest’opera, l’autore ha notevolmente dilatato la dimensione delle schede, pur ricche, approntate nei volumi precedenti. Arnaldo Turricchia, con modestia, afferma che questo è dipeso dalla fortuna di aver reperito una grande messe di notizie presso gli archivi consultati (in particolare l’Archivio di Stato di Firenze); tuttavia, chi fa ricerche di questo tipo sa bene che qualsiasi scoperta non arriva mai per caso, ma è il frutto di una dura conquista che richiede passione, sagacia, tenacia e fatica. In effetti, entusiasmato dal ritrovamento di tanto prezioso materiale, Turricchia ha prolungato la sua permanenza a Firenze per vari mesi, divenendo probabilmente il più assiduo frequentatore dell’Archivio di Stato fiorentino. Il risultato di tanto lavoro è davanti a noi: quasi ogni medaglia è accompagnata da abbondanti notizie inedite che ci rivelano ciò che ogni studioso appassionato vorrebbe conoscere di una medaglia: cause, committenza, tiratura, costi e via dicendo. A volte le notizie sono così ricche che Turricchia è costretto a relegarle in nota.

Basterebbe guardare alla prima medaglia, che celebra il ritorno in Toscana del Granduca Ferdinando III, nel 1814. Accanto ad alcune notizie generali, inserite nel testo, Turricchia riporta, in cinque fittissime colonne di note, particolareggiate informazioni d’archivio che, da sole, potrebbero costituire una microstoria; come se non bastasse vengono anche riprodotti i tre bozzetti di varianti per il rovescio.

Così dicasi per la medaglia assegnata nel 1815 da Ferdinando III “ai prodi e fedeli toscani” (la numero 6), di cui vengono riportate notizie generali relative agli appena 20 esemplari che furono battuti nonostante il rifacimento di tre conii; anche in questo caso, si aggiungono varie pagine di note che ripropongono la fitta corrispondenza intercorsa tra i protagonisti della vicenda con indicazioni assolutamente inedite.

Il discorso potrebbe continuare a lungo e riguardare anche medaglie molto note e studiate, mi sto riferendo a quelle opera del Fabris o a quelle realizzate per i Congressi degli scienziati. Mi limiterò alla n. 92, coniata nel 1841 per il “Terzo congresso degli scienziati italiani”; vi si ritrovano notizie di grande attualità che ci fanno pensare alla ben nota politica di “revisione di spesa”: richiesto infatti di dare il suo parere sul compenso da assegnare all’incisore Nideröst, il direttore della zecca di Firenze assicura il Granduca che questo non poteva essere inferiore ai 220 zecchini, poi però aggiunge, con malizia, che, tempo prima, l’incisore “ingenuamente” si era lasciato scappare che non avrebbe affrontato un simile lavoro per meno di 150 zecchini. Inutile dire che sarà proprio questa la cifra che il Granduca sborserà al povero Nideröst.

Quanto alle note storiche invece, molto opportunamente, l’autore ha operato una scelta precisa: per fatti e personaggi famosi le ha ridotte all’essenziale, rinviando l’approfondimento a biografie e fonti facilmente reperibili. Al contrario, per vicende e personaggi sconosciuti o poco noti, ha giustamente deciso di offrire maggiori particolari, rintracciati quasi sempre da fonti dell’epoca (in particolare periodici).

Questo comporta risultati davvero istruttivi e, talvolta, sorprendenti. Tanto per fare un esempio, basterebbe volgersi alle 103 medaglie legate ad atti di valore civile; di queste, 41 furono conferite per soccorsi in casi di naufragio. Da un lato dunque il lettore ha modo di riflettere sulle condizioni materiali di pericolo e precarietà dei naviganti verso la metà del XIX secolo, dall’altro si emoziona scorrendo le appassionate cronache giornalistiche puntualmente riportate e sconosciute ai più.

 

Proprio queste testimonianze mi spingono a un’ultima annotazione: chi si accosta a questa singolare opera di Arnaldo Turricchia, anzitutto si imbatte in un’insolita dedica, posta proprio all’inizio del testo: “a semi-sconosciuti eroi che nobilitarono la propria vita, mettendola a rischio per salvare quella altrui”. Seguono i nomi di 68 personaggi che, ormai lo sappiamo, sono disseminati all’interno del libro come destinatari di altrettante medaglie che celebrarono il loro coraggio e la loro abnegazione. Non si tratta di grandi uomini come li intende la storia ufficiale, ma di personaggi modesti, sconosciuti appunto, che non esitarono a correre gravi rischi per salvare altri uomini vittime della furia del mare o di catastrofi naturali o di epidemie. A mio parere, tale scelta dell’autore non costituisce soltanto un gesto di grande sensibilità nei confronti di questi eroi poco noti, ma è anche la affermazione del valore documentale che una disciplina come la numismatica, in questo caso la medaglistica, possiede a fianco della storia e, talvolta, all’insaputa della storia stessa.

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Recensioni e commenti sulle opere di medaglistica pubblicate da Arnaldo Turricchia.

(in riviste italiane)

 

IL GIORNALE DELLA NUMISMATICA, N. 6, Giugno 2012, pp.45-47.

“Otto nuovi volumi di Arnaldo Turricchia – Per riscoprire la bellezza delle medaglie italiane.

Nel 2006 l’accademico Arnaldo Turricchia presentava al salone di Vicenza Numismatica la sua monumentale opera Il ventennio napoleonico in Italia attraverso le medaglie;  si trattava di quattro volumi per quasi duemila pagine con milleduecento medaglie censite e studiate. A cinque anni di distanza Turricchia ci stupisce ancora mettendo a disposizione degli studiosi e degli appassionati di medaglistica nientemeno che otto nuove opere.

Di fronte a una produzione tanto ricca, sarà necessario procedere sinteticamente e, per comodità divideremo le opere in tre gruppi.

Al primo di tali gruppi appartengono tre volumi che ci conducono attraverso le medaglie del Granducato di Toscana, a partire dal 1765, fino al 1807. Appare evidente che, unito alle opere uscite nel 2003, vale a dire Il Regno di Sardegna attraverso le medaglie (in due volumi) e Il Regno Lombardo-Veneto attraverso le medaglie (in tre volumi), e alla già citata opera sul ventennio napoleonico, tale studio va a costituire una pietra miliare nell’analisi della medaglia italiana di fine Settecento e dell’Ottocento. Va poi segnalato che solo un problema di carattere tecnico ha impedito all’autore di pubblicare, in questa occasione, anche l’ultimo studio, rappresentato dalle Medaglie del Granducato di Toscana dalla Restaurazione all’Unità d’Italia (1815-1861), che con i suoi due volumi, per un totale di 800 pagine, costituisce lo sforzo più ponderoso effettuato da Turricchia nello studio della dominazione dei Lorena in Toscana. L’uscita di tale opera è comunque prevista entro pochi mesi.

A prima vista, l’analisi e la consultazione di tutti questi studi potrebbe apparire estremamente laboriosa e complessa. In realtà Turricchia, in tutte le sue opere rispetta rigorosamente un piano di lavoro messo a punto con grande lucidità nell’arco di parecchi anni di studi. Dunque, chi ha avuto modo di consultare testi quali Il Regno di Sardegna attraverso le medaglie o gli altri appena citati non faticherà ad accorgersi di trovarsi di fronte al medesimo impianto e a compiacersi per la coerenza dimostrata dall’autore.

Dopo un’ampia introduzione tecnica e storica, Turricchia propone una nutrita serie di indici: cronologico; per soggetto; per autore; per personaggi. Impressionante quello delle legende: il lettore ha a disposizione l’elenco delle legende del giro del dritto, del giro del rovescio, del campo del rovescio e dell’esergo del rovescio. Seguono “concordanze” con altre importanti opere che abbiano trattato la materia; l’indice dei medaglisti (con una biografia) e, ovviamente, la bibliografia. Il “cuore” dell’opera è naturalmente rappresentato dalle schede delle medaglie, costituite dalla fotografia (normalmente a colori), da una descrizione tecnica e dalla relativa ricostruzione storica, che inquadra il contesto della medaglia, ma, soprattutto, offre informazioni preziose su quegli aspetti che maggiormente fanno gola agli appassionati della materia (emissioni, metalli, costi ecc.).

Si tratta di notizie che provengono dalla attenta lettura delle pubblicazioni esistenti (sempre rigorosamente citate dall’autore) e dalla consultazione sistematica dei documenti d’archivio (nel caso delle opere legate al Granducato, sono stati passati al setaccio da Turricchia l’Archivio di Stato di Firenze; l’Archivio dell’Accademia dei Georgofili; l’Archivio dell’Accademia delle Belle Arti); infine sono stati esaminati i giornali dell’epoca (in questo caso, la “Gazzetta Patria” e la “Gazzetta Toscana”).

La prima delle opere legate al Granducato è quella intitolata Le medaglie di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana (1765-1790); vi vengono esaminate 39 medaglie tra commemorative, premio e di benemerenza. A queste va aggiunta una ventina di modelli in cera di medaglie di Pietro Leopoldo e famiglia, opera di Marie Anne de Saint Urbain (figlia di Ferdinand); alcune di tali medaglie costituiscono una testimonianza particolarmente interessante essendo state realizzate quando l’artista era ormai ottantenne. A testimoniare la cura con cui l’autore ha affrontato lo studio “storico” di ciascuna medaglia, basterebbe citare la n 9 (medaglia premio dei concorsi agrari dell’Accademia dei Georgofili) per la quale sono state approntate pagine di tabelle con elenco completo dei premiati e delle motivazioni.

Il secondo volume è quello de Le medaglie di Ferdinando III Granduca di Toscana (primo periodo: 1791-1801). Tratta la dominazione di Ferdinando III fino alla caduta del Granducato, che, per volontà di Napoleone, fu sostituito dal Regno d’Etruria concesso ai Borboni di Parma. Vi vengono schedate e analizzate 22 medaglie.

Dunque il terzo volume è proprio quello delle Medaglie del Regno d’Etruria (1801-1807). Tale periodo era stato già esaminato nel citato Il ventennio napoleonico in Italia attraverso le medaglie. Turricchia però ha totalmente rivisitato l’argomento, lo ha ampliato e perfezionato. Sono state così individuate 26 medaglie (4 relative al soggiorno dei Borboni a Parigi e 2 all’annessione all’Impero francese). Vengono così seguite le vicende del Regno attraverso la dominazione di Ludovico I (1801-1803) e la reggenza di Maria Luisa di Borbone (a causa della la minore età di Carlo Lodovico, tra il 1803 e il 1807) fino a quando fu incorporato nell’Impero napoleonico.

Il secondo gruppo di opere è costituito da due monografie, relative ad altrettanti autori attivi a cavallo tra XVIII e XIX secolo: Giovanni Zanobi Weber (1737 ca.-1806 ca.) e Tommaso Mercandetti (1758-1821). Tali opere vanno ad aggiungersi alle tre monografie pubblicate nel 2002 su Francesco Putinati, Luigi Manfredini e Luigi Cossa.

La prima monografia è quella legata a Le medaglie di Giovanni Zanobi Weber, nipote del ben più noto e abile Lorenzo Maria Weber. Artista impiegato quasi sempre presso la Zecca di Firenze (ma anche a Parma), Giovanni Zanobi limitò la produzione delle medaglie a una attività privata, extra lavorativa (con risultati, per altro, non estremamente apprezzabili). Vengono presentate 120 medaglie divise in sei sezioni intitolate a: Sovrani dell’epoca (12); alla Serie medicea (22); alla Serie artisti illustri (30); ai Personaggi parmensi (4); a Personaggi vari (49) e a Varie (2).

Difficilmente Arnaldo Turricchia lascia trasparire le sue emozioni e le sue impressioni sui singoli autori; chi legge però la sua seconda monografia in questione, intitolata Tommaso Mercandetti e le sue medaglie, avverte il particolare amore con cui l’autore si è rivolto a questo incisore. Tale predilezione non è tanto legata alla bravura e ai meriti artistici che pure vanno riconosciuti a tale incisore, quanto al fatto che Turricchia ha operato una straordinaria scoperta presso l’Archivio Storico Capitolino, vale a dire l’Autobiografia manoscritta del Mercandetti. L’individuazione di tale manoscritto costituisce, a buon diritto, motivo di orgoglio per l’autore. È pur vero che (a fine Ottocento) il testo doveva esser stato letto (tutto o in parte) da Giancarlo Rossi che inserì degli spunti chiaramente riportabili all’Autobiografia (senza però citarne la fonte) in una sua relazione intitolata Alcuni cenni sulla vita di Tommaso Mercandetti romano letti in Arcadia il 6 aprile 1881; ma Turricchia, oltre a utilizzarla per trarne preziose notizie sulle varie medaglie, la propone integralmente in appendice alla sua opera. Si tratta di una lettura di grande interesse ma anche di grande godibilità, con passi che evidenziano un gusto tutt’altro che dilettantesco per la scrittura (è il caso ad esempio della narrazione del suo arresto).

Il corpus medaglistico di questo autore era già stato affrontato nel 1972-73 da Franco Bartolotti nei numeri 2 e 3 della rivista “Medaglia” in uno studio intitolato Le medaglie di Tommaso Mercandetti. Arnaldo Turricchia ha realizzato un’opera estremamente più ampia, costituita da 330 pagine di testo in cui vengono analizzate 141 medaglie (36 realizzate post mortem con l’utilizzo di conii preesistenti), ma ha ritenuto doveroso dedicare il suo lavoro al Bartolotti.

Le uniche medaglie che non vengono prese in considerazione in quest’opera ponderosa, sono quelle devozionali e religiose.

Resta infine l’ultimo gruppo di opere: si tratta di tre Rassegne (questo il termine voluto dall’autore) che prendono spunto dalle grandi opere realizzate negli scorsi anni sul Ventennio napoleonico, sul Regno di Sardegna e su quello del Lombardo-Veneto.

L’idea dell’autore è stata tanto semplice quanto efficace: consapevole della difficoltà di reperibilità e degli alti costi che queste sue opere monumentali comportano, Turricchia ha approntato tre agili volumi in cui vengono riprodotte, in varie tavole, tutte le fotografie delle medaglie, con lo stesso numero con cui si ritrovano nelle opere maggiori. Alle immagini si aggiunge l’elenco (organizzato per anno) di tutte le medaglie con la titolazione completa e la numerazione corrispondente.

Così, ad esempio, la Rassegna delle medaglie del ventennio napoleonico riguardanti l’Italia (1796-1815) è costituita da ben 178 tavole che raccolgono 1182 medaglie, per un totale di oltre 200 pagine. Le altre due sono, rispettivamente, la Rassegna delle medaglie del Regno Lombardo-Veneto. Dalla Restaurazione all’Unità d’Italia (1814-1861), e la Rassegna delle medaglie del Regno di Sardegna. Dalla Restaurazione all’Unità d’Italia (1814-1861). Un’opera così concepita costituisce senza dubbio uno strumento di grande comodità e interesse per collezionisti, commercianti, appassionati, ma anche per gli studiosi che abbiano necessità di operare rapide consultazioni.

L’insieme delle opere qui presentate confermano (se ce ne fosse bisogno) il grande valore di studioso di Arnaldo Turricchia e costituiscono un punto di riferimento indispensabile per lo studio della medaglia italiana del XIX secolo.

Leonardo Mezzaroba.”

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 192, Gennaio 2007, Anno XIX, p. 20:

“ARNALDO TURRICCHIA, Il Regno di Sardegna dalla Restaurazione all’Unità d’Italia attraverso le medaglie, I volume (1814-1849), pagg. 378, II volume (1850-1861), pagg. 334 . Edizione speciale di 40 copie numerate e stampate dall’autore e riservate a musei, biblioteche e istituti. Roma 2003, s.i.p.

Sulla ex Collezione reale sembra pesare quasi una maledizione (repubblicana). Manomesse due delle 23 casse in cui la raccolta era custodita durante le drammatiche vicissitudini del secondo conflitto mondiale con la scomparsa di molte monete soprattutto d’oro, la collezione è restata a lungo abbandonata in un’indecorosa anticamera dei servizi del Quirinale per poi, solo dopo 9 anni, essere depositata a Palazzo Barberini, sede dell’Istituto Italiano di Numismatica. Nel 1971 la collezione venne trasferita al Museo Nazionale Romano ma solo in piccola parte esposta. A distanza di 61 anni manca ancora un catalogo completo della raccolta; peggio altre preziose e rare monete sono scomparse dal Museo Nazionale Romano. Anche se il caveau è a prova di bomba (ma non dei soliti ignoti). Manca, altro paradosso, un catalogo che veramente si rispetti dedicato alle monete del Regno con le foto a colori in grandezza naturale e ingrandite. Anche le medaglie di Casa Savoia non hanno avuto miglior fortuna. Il Corpus vagheggiato da re Umberto in esilio si è fermato con la morte del Sovrano al primo volume che non va oltre i Re di Sardegna. Per le medaglie dei il Re d’Italia, contrariamente a quelle del duce e del regime fasciste, c’è il vuoto.

Arnaldo Turricchia, che la passione per la medaglistica ce l’ha nel sangue, come testimoniano le numerose e corpose pubblicazioni sfornate nell’arco di appena quattro anni, ha ora colmato la lacuna nella medaglistica sabauda e italiana, illustrando e commentando in due volumi il Regno di Sardegna dal 1814 al 1861. Sono ben 606 medaglie riportate nelle schede e già questo numero indica l’ampiezza dell’opera frutto di capillari ricerche svolte dall’autore presso archivi, musei e collezioni private oltre a quelle biografiche e alle fonti giornalistiche. Ogni scheda è arricchita da ampie note di carattere storico, artistico, numismatico e tecnico. Medaglie commemorative, medaglie premio, devozionali, al valore, al merito, di benemerenza ma anche di presenza, di insegna, di Ordini cavallereschi, di restituzione, perfino gettoni e riproduzioni di dipinti. Solo di 42 medaglie, riunite in una terza appendice, non è stato possibile  dare una descrizione completa e la foto. Un altro dato che sottolinea l’importanza di questi due volumi è dato proprio dalle fotografie: Turricchia copre più del 90% del totale! Nella prima appendice vengono riportate le medaglie che non è stato possibile datare con certezza mentre nella seconda sono illustrate le 17 medaglie, opera dell’incisore Galeazzi, costituenti la serie degli uomini illustri piemontesi.

Tutte le medaglie sono state riunite in tre grandi gruppi: le ufficiali, le private e le popolari anche se non sempre i confini fra le seconde e le terze sono ben definiti. Altra difficoltà è stata quella di assegnare al Regno di Sardegna o al Regno Lombardo-Veneto alcune medaglie popolari relative alla I e II Guerra d’Indipendenza.

I volumi sono arricchiti e completati da una particolareggiata guida alla lettura, da una ricca bibliografia, da un quadro medaglistico complessivo, da una presemntazione del contesto storico generale e dei cenni biografici degli incisori, oltre alle tabelle di raffronto e agli indici dei personaggi, degli autori, dei soggetti, delle tematiche. La pignoleria di Turricchia, una santa pignoleria in questo caso, arriva a dividere le legende non solo per il campo del diritto e del rovescio, ma anche per l’esergo del dritto, per i giro e per l’esergo del rovescio.

Visti i risultati, l’augurio è che Arnaldo Turricchia voglia continuare i suoi studi e ricerche regalandoci altre opere altrettanto splendide che si caratterizzano per l’essenziale (è bandito ogni inutile fronzolo) e per il rigore scientifico. Perché non colmare il vuoto delle monete del Regno? Certo è un’opera estremamente impegnativa, ma Turricchia ha dimostrato di avere tutte le carte per vincere anche questa sfida.

Mario Traina.”

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 190,  Novembre 2006, Anno XVIII,  pp. 17-18:

“ARNALDO  TURRICCHIA, Il ventennio napoleonico in Italia attraverso le medaglie.

Volume I: “Le Repubbliche Giacobine, 1796-1799”, pagg. 260.

Volume II: “Dalla Cisalpina alla Repubblica Italiana, 1800-1804”, pagg. 338;

Volume III: “L’apogeo della potenza napoleonica, 1805-1810”, pagg. 502;

Volume IV: “Il Declino napoleonico e la Restaurazione, 1811-1815”, pagg. 500.

Edizione speciale fuori commercio di 30 copie numerate e stampate dall’autore, Roma 2006.

Che Arnaldo Turricchia fosse uno degli studiosi italiani di medaglistica più affermati e apprezzati lo sapevamo già, e lo sapevamo non solo per sentito dire ma per i numerosi e splendidi volumi già pubblicati, una vera miniera di notizie, che abbiamo avuto la fortuna di recensire e poi di consultare moltissime volte: “Le medaglie di Francesco Putinati”, “Luigi Manfredini e le sue medaglie”, “Le medaglie di Luigi Cossa”, usciti tutti e tre nel 2002 e recensiti su Cronaca Numismatica nn. 151, 152, 153; i tre volumi “Il regno Lombardo-Veneto attraverso le medaglie” e i due volumi “Il Regno di Sardegna attraverso le medaglie” pubblicati nel 2003 e recensiti i primi su Cronaca Numismatica n. 157 (mentre cureremo la recensione dei secondi in un prossimo numero della rivista, scusandoci con l’autore per il ritardo del tutto involontario).

In soli cinque anni Turricchia ha dato alle stampe ben dodici volumi che, per mole e contenuto, meglio si dovrebbero chiamare “tomi” secondo il linguaggio dei bibliografi: un’attività così intensa di studio e ricerca non può non suscitare ammirazione e anche un pizzico di santa invidia. Anche perché sono opere, le sue, che affrontano e approfondiscono in modo globale periodi di storia medaglistica poco conosciuti o conosciuti solo in modo superficiale, se non errato, spesso frazionata e dispersa in articoli e riviste di non facile reperibilità. Le opere di Turricchia non sono opere “intermedie”, di transizione, no, sono opere che pongono la parola fine allo studio di quel determinato periodo e autore. Certo potranno esserci in futuro altri contributi, ma la sostanza non cambia: i volumi di Turricchia non sono punti di partenza, bensì di arrivo. In particolare i volumi dedicati alle medaglie napoleoniche comprendono tutte le medaglie coniate o fuse dal 1796 al 1815 in Italia o anche all’estero ma riguardanti sempre l’Italia. Questo allarga l’orizzonte dello studio e delle ricerche comprendendo anche medaglie papali, napoletane, venete, toscane, ecc….

Quanto sia stata attenta e capillare la ricerca di Turricchia (ha preso in esame non solo le fonti archivistiche e storiche, ma anche quelle giornalistiche particolarmente preziose e ampie per il periodo preso in esame ed i grandi eventi che lo accompagnarono), lo testimonia il numero delle medaglie illustrate: sono ben 1182 delle quali 1008 sono comprese nel corpo principale mentre le altre 174 appaiono in tre appendici (medaglie non datate, medaglie della Municipalità Provvisoria veneta del 1797, medaglie segnalate dai documenti dell’epoca ma non viste dall’autore.)

Come è già avvenuto per le opere precedenti Turricchia presenta per ogni medaglia una scheda completa che comprende la descrizione, le caratteristiche tecniche, i riferimenti bibliografici, le notizie numismatiche e storiche. Quasi tutte le medaglie (il 92%) sono illustrate attraverso foto e anche questo è un record e un altro pregio dell’opera oltre alla ricca e rigorosa documentazione. L’opera è completata da una introduzione, dall’inquadramento storico delle medaglie e da numerosi indici (per autori, personaggi, città, iscrizioni) più le tabelle di raffronto con altre opere di medaglistica napoleonica. Va infine sottolineato come l’autore, da autentico studioso, abbia avuto come obiettivo delle sue fatiche non il guadagno ma la soddisfazione della sete di conoscenza per una materia che lo appassiona e il desiderio di trasmettere agli altri il frutto delle sue conoscenze, premessa indispensabile per il progresso degli studi. Infatti ha pubblicato a sue spese i volumi in un numero limitato, solo 30 copie, destinate alle biblioteche, ai musei e agli istituti privati.

Ma Turricchia non si ferma qui: sa, per esperienza, quanto opere del genere siano indispensabili per chi ama e coltiva la medaglistica anche a livello collezionistico: e allora è pronto a fare una ristampa dell’opera per chi glielo chiederà attraverso il suo indirizzo e-mail (arnatur@tin.it) . Un esempio più unico che raro.

Mario Traina” 

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 157,  Novembre 2003, Anno XV, pp. 13-14:

“Arnaldo Turricchia – “IL REGNO LOMBARDO-VENETO ATTRAVERSO LE MEDAGLIE”,

Volume I, 1815-1837, pagg. 376;

Volume II, 1838-1852, pagg. 436;

Volume III, 1853-1861, pagg. 390.

Edizione di 40 copie numerate stampate direttamente dall’autiore, Roma 2003.

La medaglistica sta attraversando, nel campo delle ricerche, degli studi e dell’editoria, un periodo davvero splendido e fortunato, come da tempo non si riscontrava. Dopo il Corpus delle medaglie pontificie in 3 volumi di Adolfo Modesti, è ora la volta di un altro Corpus in tre volumi di Arnaldo Turricchia per complessive 1202 pagine dedicato alle medaglie del Lombardo-Veneto dal 1815 al 1861. Lo stesso autore ha completato anche un’altra opera di grande interesse sulle medaglie del Regno di Sardegna di cui daremo notizia nel prossimo Scaffale, mentre ha in preparazione un’altra opera sulle medaglie del ventennio napoleonico in Italia. E’ inoltre in corso di stampa un volume altrettanto atteso e sospirato da decenni, autore Gian Luigi Boccia, sulle medaglie delle sedi vacanti.

Turricchia, che ci ha già regalato tre splendide monografie sulle medaglie curate da Cossa, Putinati e Manfredini, illustra e commenta in questi 3 volumi ben 931 medaglie di cui 159 inserite in tre appendici: la prima di 81 esemplari dedicata a medaglie non datate ma riguardanti sempre il Lombardo-Veneto, la seconda e la terza ognuna di 39 medaglie rispettivamente dedicate alle placchette e medaglie di restituzione di Giovanni Beltrami e alle medaglie di cui manca una descrizione completa e la foto. In sostanza l’opera copre con le fotografie più del 90 per cento delle 931 medaglie schedate: se non è un record poco ci manca.

L’autore modestamente non parla mai di “Corpus” ma in realtà ci si trova davanti ad un vero e proprio “Corpus” per l’ampiezza delle ricerche condotte in un arco di oltre 25 anni, per la documentazione messa insieme, in gran parte inedita, per le ampie note di carattere storico, artistico e biografico dei personaggi e degli artisti, per l’incisiva analisi del contesto storico e politico generale del mezzo secolo preso in esame e per la completezza, che non trovano riscontro in alcuna opera precedente in materia. Turricchia tra l’altro, da buon collezionista e studioso, ha tenuto anche conto nell’ideazione e stesura dell’opera delle esigenze dei collezionisti e degli studiosi sposando felicemente al rigore scientifico una praticità e una chiarezza esemplari nella catalogazione. Se si tiene conto della bibliografia finora esistente in materia, questo Corpus ha colmato un vero e proprio vuoto ed è quindi destinato a diventare un testo di studio e di consultazione fondamentale.

L’autore con lodevole impegno (un altro merito, piuttosto raro, che gli va riconosciuto) ha provveduto a sue spese in attesa di trovare uno sponsor, a realizzare 40 copie dell’opera destinate alle pubbliche biblioteche e ai musei. L’opera non è quindi al momento disponibile. Ma data la sua importanza e il suo valore non dubitiamo che al più presto sarà ampiamente diffusa come merita

(M. T.)”

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 151, Aprile 2003, Anno XV p. 14:

“Arnaldo Turricchia – “LUIGI MANFREDINI E LE SUE MEDAGLIE”, pagg. 212, vol. 21x29, Ediprint, (via Nemorense 90/A, 00199 Roma), 2002.

Luigi Manfredini, bolognese, insegnante di arte della medaglia presso l’Accademia di belle arti di Bologna, lavorò alla Zecca di Milano dal 1798 al 1840., fino alla morte. E’ molto noto e direi chiacchierato, per due ragioni: per essere riuscito a salvare la poltrona attraverso le non facili vicende che contrassegnarono il passaggio dalla dominazione francese a quella austriaca e questo dimostra un suo certo savoir faire tutt’altro che trascurabile. Ancora più noto è Manfredini per quelle galeotte lire per Milano del 1810 con il nome dell’Imperatore storpiato in “Natoleone”. Sembra che dal 1808 Manfredini fosse  incisore capo nella Zecca di Milano, su di lui quindi ricadde la responsabilità dell’errore, da molti scambiato per una feroce satira contro Napoleone. Manfredini fece sparire subito i 30 pezzi già coniati, che riapparvero dopo la caduta dell’imperatore accreditando la favola della satira a vantaggio di una nuova verginità politica del Manfredini. In una succinta ma nello stesso completa biografia del Manfredini, che l’autore fa precedere al catalogo, viene ricordato l’incidente di “Natoleone” contestando in base a diversi documenti l’affermazione riportata in alcuni testi secondo la quale Manfredini dal 1810 al 1814 sarebbe stato estromesso dalla Zecca di Milano.

Meno noto, a torto, è Manfredini come scultore, incisore e, soprattutto, come medaglista.   Poche le notizie, sparse in mille fonti non sempre di facile reperimento, spesso tutt’altro che originali essendo state spesso riciclate. Eppure quarantadue anni di intensa attività in una zecca importante come quella di Milano sono più che sufficienti per fare di Manfredini un protagonista del suo tempo nel campo numismatico. Se poi a questa considerazione si aggiunge il particolare che la sua produzione medaglistica si distinse non solo per ampiezza ma soprattutto per qualità, allora si capirà perché la sua figura rivesta un’importanza fondamentale per la medaglistica: si capirà perché Turricchia, impegnato da tempo in ricerche storico-artistiche sui medaglisti e le medaglie del periodo napoleonico-risorgimentale, ricerche concretizzatesi nella pubblicazione di altre due opere altrettanto belle, abbia voluto dedicare questo libro a Luigi Manfredini.

Il volume, oltre a rendere giustizia al Manfredini medaglista, viene quindi a colmare una vera e propria lacuna, dandoci una biografia adeguata di un artista che fu senza dubbio uno dei migliori e più rappresentativi medaglisti italiani della prima metà dell’Ottocento, autore di una vasta produzione che si distingue per l’elevato livello tecnico e artistico fino a raggiungere in alcuni esemplari una bravura veramente eccezionale. Sono 90 le medaglie che l’autore illustra e commenta attraverso quattro sezioni: 1798-1804 (periodo delle Repubbliche Cisalpina e Italiana); 1805-1814 (periodo del Regno d’Italia); 1815-1840 (periodo del Regno Lombardo-Veneto); dopo il 1840 (medaglie postume). Ogni medaglia viene descritta in tutti i particolari con ampie note di carattere storico e artistico, inserendola nel contesto storico-politico-sociale del tempo in cui venne ideata e prodotta. Facendo così di ogni medaglia non solo uno strumento celebrativo o commemorativo ma una testimonianza preziosa di storia vissuta; e che storia! se si pensa all’arco di tempo interessato e ai rivolgimenti che lo caratterizzarono aprendo una nuova era gravida di conseguenze sul piano non solo politico e sociale ma anche economico e legislativo. Né l’autore si dimentica di indicare la fonte dove le monete [cioè le medaglie] sono conservate a testimoniare come non si tratti di un’opera fatta a tavolino, ma frutto di pazienti e lunghe ricerche presso Musei, Archivi di Stato e collezioni private. Come ogni opera che si rispetti e che merita di essere indicata con l’aggettivo “scientifica”.

Mario Traina”

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 152, Maggio 2003, Anno XV p. 14:

Arnaldo Turricchia – “LE MEDAGLIE DI FRANCESCO PUTINATI”, edizione di 300 esemplari, pagg. 188, Roma 2002. Ediprint (via Nemorense 90/A, 00199 Roma).

L’autore è già noto ai lettori di Cronaca numismatica per il bel volume dedicato alle medaglie di Luigi Manfredini., recensito nel numero di aprile della rivista. Come noto, Turricchia da anni si sta dedicando allo studio delle medaglie del periodo napoleonico-risorgimentale e , visti gli ottimi risultati, l’augurio è che a questi due volumi possano seguirne molti altri. Anche perché la bibliografia in materia appare piuttosto scarsa, con vuoti e incertezze veramente inspiegabili. Si penda per esempio Francesco Putinati le cui medaglie sono oggetto dello studio di questo volume. Di lui si sa ben poco, nonostante sia stato uno degli incisori più prolifici del XIX secolo, avendoci regalato 125 fra medaglie e placchette., come ha potuto accertare l’autore che tante ne riporta e illustra, aggiungendo molto onestamente che il numero potrebbe risultare anche maggiore. Fu il Putinati secondo incisore della Zecca di Milano, dove lavorò prevalentemente oltre che a Verona e a Bologna. Lo dice il Forrer ma Turricchia non ha trovato documenti che confermino la notizia. A testimoniare ancora una volta quanto fosse vergine la materia trattata.

Di ogni medaglia, dalla rima del 1806 dedicata ai veronesi Valerio Catullo, Scipione Maffei e Gerolamo Fracastoro, all’ultima del 1848 con Carlo Alberto “duce supremo della crociata italiana”, l’autore ci dà un quadro completo in una cornice ricchissima di notizie che riguardano non solo i soggetti, le caratteristiche, i riferimenti, le collezioni pubbliche e private dove sono conservate, ma anche i committenti, arrivando perfino a riportare alcune note critiche e recensioni apparse sui giornali dell’epoca. Il risultato è una galleria veramente suggestiva e vivace di personaggi più o meno noti, italiani e stranieri, e nello stesso tempo delle istituzioni dell’epoca.

Mario Traina”

 

CRONACA NUMISMATICA, N. 153, Giugno 2003, Anno XV, p. 13.

“Arnaldo Turricchia, “LE MEDAGLIE DI LUIGI COSSA”, pagg. 106, edizioni Print, Roma 2002.

Con questo volume si chiude per ora la “trilogia” sulla medaglistica del periodo napoleonico-risorgimentale: Luigi Manfredini, Francesco Putinati, Luigi Cossa. I primi due volumi sono già stati recensiti su “Cronaca” di aprile e di maggio. Ho detto “per ora” non solo perché l’autore appare intenzionato a proseguire i suoi studi e ricerche in questa direzione, ma anche perché ci auguriamo sinceramente che ci possa regalare altre numerose opere del genere, che si distinguono e s’impongono per la completezza, il rigore scientifico, la competenza. Dopo di che potrei anche finire qui la mia recensione.

Cossa, entrato come incisore nella Zecca di Milano nel 1820 con un salario di 3 lire al giorno, nel 1841 divenne primo incisore con un salario di 800 fiorini. Morì nel 1867. Il suo è uno stile neoclassico; sulle medaglie domina il ritratto, visto di profilo e trattato in modo dettagliato; poche invece le allegorie. Il volume esamina e illustra 68 medaglie che coprono un arco di tempo di 43 anni. 57 sono di Luigi Cossa, 9 di Cossa insieme a Broggi o Manfredini e due firmate da Broggi e Cossa, ma datate 1881, quando i due artisti erano già scomparsi da anni, probabilmente incise da qualche loro discendente, ipotizza l’autore; ma si potrebbe anche trattare di conii utilizzati posteriormente. Esistono anche due gettoni dedicati all’incoronazione di Ferdinando I, non firmati ma sicuramente da attribuire al Cossa. Ognui medaglia è accompagnata da ampie note che la fanno rivivere inserendola nel contesto storico, sociale ed economico del suo tempo.

Mario Traina.”           

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